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testo e foto Mauro Callegari

E’ un dato di fatto che nella nostra vita di acquariofili ci prefiggiamo degli obbiettivi, o meglio abbiamo dei desideri, alcuni dei quali riusciamo a realizzare con estrema semplicità e che forse, proprio per questo con il tempo passano i secondo piano, altri con cui ci ostiniamo a lottare senza riuscire a raggiungere gli ambiti successi. Personalmente allevo specie del Malawi da più di 20 anni e da almeno 15 sognavo di riprodurre Champsochromis caeruleus, ma ci sono riuscito solo lo scorso inverno!

 


Chapsochromis caeruleus

In natura questa specie vive in acque aperte dove esemplari adulti isolati scendono fino a 55 metri di profondità. Sono state registrate anche sporadiche osservazioni di piccolo gruppi di soggetti giovanili in acque poco profonde. Rilevamenti di coppie sono stati fatti nel periodo riproduttivo nelle zone intermedie, occasionalmente anche in acque aperte dove si pensa che i partner caccino insieme. Dieckhoff sostiene che è impossibile avvicinarsi a meno di 10 metri agli esemplari che vivono nelle acque libere senza provocarne la fuga. L’unico modo di cattura sembra sia la lenza o gli altri sistemi di pesca convenzionale, e questo spiega perché i pescatori in grado di procurare degli esemplari adulti idonei ad essere immessi sul mercato ricevono un premio aggiuntivo. La naturale conseguenza per gli appassionati è la rarità e l’alto costo di questa specie. Fortunatamente qualche tempo fa sono arrivati sul mercato degli esemplari riprodotti da alcuni allevatori che avevano un prezzo più abbordabile. Il genere a cui appartiene il C. caeruleus comprende un’altra specie C. spilorinchus (Regan, 1922), anch’essa caratterizzata da spiccate caratteristiche di velocità nel nuoto. Il C. caeruleus può essere confuso con le diverse specie di Ramphochromis e spesso è stato commercializzato sotto il nome di R. ferox. Anche il C. caeruleus si nutre di usipa, le sardine del lago Malawi (Engraulicypris sardella).
Per quanto riguarda la stupenda livrea, che nei maschi selvatici compare verso i 18/20 cm, vi rimando alla foto, aggiungo solo che nelle femmine allo stadio subadulto compaiono della macchie gialle sulla pinna anale che possono disorientare l’acquariofilo nel riconoscimento del sesso dei pesci. La taglia massima dei maschi può superare i 28 cm, mentre le femmine si attestano intorno ai 18. In natura la riproduzione avviene nelle aree sabbiose delle zone intermedie. Il maschio, nuotando circolarmente sopra l’area prescelta come sito della deposizione, crea una piccola buca e comincia a danzare nuotando con le pinne spiegate per richiamare l’attenzione della femmina che ad un certo punto lo segue accettando il corteggiamento. E’ interessante il fatto che vi sia una stretta collaborazione tra i due sessi nella scelta e nella preparazione del luogo della deposizione, poiché il C. caeruleus non ha un territorio, né un sito di deposizione fissi. Inoltre non si sa se questo comportamento sia limitato solo al periodo riproduttivo o se ci sia la formazione di coppie stabili visto che alcune di esse sono state viste cacciare insieme. Da almeno sette anni allevavo gli Nchyochyo, come vengono chiamati i C. caeruleus dalle popolazioni del lago, ma avevo perso le speranze di riprodurre i 3 maschi e le 7 femmine adulte. Infatti tutte le volte che avevo delle femmine pronte per la riproduzione i corteggiamenti dei maschi risultavano sempre troppo irruenti e sviluppavano una forte aggressività che le portava sovente alla morte, come se non bastasse, quando non ci pensavano i maschi, erano le femmine che si aggredivano tra loro. Ci tengo a far notare che ho sempre cercato di creare le condizioni ideali per i miei ospiti, anche se so bene che “ideale” in un acquario per un pesce che vive in acque aperte a caccia di sardine è pura utopia. per le caratteristiche della specie le vasche devono essere il più lunghe possibile, con molto spazio libero per nuotare, ma anche con numerosi nascondigli per le femmine. Il materiale di fondo migliore è sicuramente la sabbia di fiume fine (quella comunemente usata nell’edilizia) accuratamente lavata.
Per quanto riguarda l’alimentazione degli adulti vanno bene molluschi, piccoli gamberi e pesci (ovviamente tutto cotto), mentre per gli esemplari più piccoli si possono utilizzare krill, Mysis ed Artemia, senza dimenticare mangimi a base vegetale. Il filtraggio deve essere molto potente, vuoi per le dimensioni dei pesci, vuoi per le grandi quantità di cibo consumato. I valori chimici sono quelli classici del lago, pH sopra i 7,8, durezza fino a 25 GH, totale assenza di nitriti e nitrati fino allo 0,5, T tra i 22° C ed i 27°C. Cambi d’acqua settimanali del 30% circa sono indispensabili. E’ assolutamente sconsigliabile allevare più di un maschio adulto nella stessa vasca e secondo le mie esperienze non ritengo valido neanche tenere molte femmine assieme. All’inizio allevavo 1 maschio e 3 o 4 femmine, ma non ho mai ottenuto risultati eclatanti, i pesci crescevano insieme senza problemi fino a quando qualche femmina pronta per la deposizione cominciava a manifestare comportamenti estremamente aggressivi nei confronti delle altre, seguita poco dopo dal maschio dominante. In questo frangente bisogna stare molto attenti perché le aggressioni sono così intense da portare alla perdita di qualche esemplare. Anche quando ottenevo delle deposizioni il maschio continuava ad inseguire la femmina e molestarla fino a farle perdere tutte le uova. Tutto questo accadeva in diversi acquari dalla capacità tra i 400 ed i 600 litri. Per l’allevamento di questa specie la condizione ideale è partire con un gruppo di 6/8 esemplari giovani aspettando che si formino spontaneamente delle coppie e separando tempestivamente i maschi che si colorano al fine di evitare inutili perdite.
Tornando alle mie esperienze personali la mia fortuna è stata quella di avere un grosso maschio vecchio che col passare degli anni si era indebolito e non aveva più la capacità di fronteggiare i ben più vivaci e bellicosi esemplari giovani, motivo per cui era stato trasferito in una vasca che non era stata studiata per lui, ma dove sarebbe stato tranquillo. L’acquario quasi cubico di 90x90x80 cm ospitava degli Mbuna ed una coppia di Protomelas insignis Tanzania, era arredato con rocce laviche color antracite ed una Anubias di quasi 40 cm nel centro. All’inizio ero titubante perché temevo che gli Mbuna lo avrebbero infastidito rovinandogli le pinne, ma non avendo altro spazio mi sono deciso a trasferirlo insieme con una femmina che, dopo aver deposto le uova, era stata ferita da uno dei maschi con cui viveva. Nel giro di poco tempo i due si sono ripresi molto bene, il maschio rimaneva sempre sotto un grosso sasso e la femmina stazionava tra le grandi foglie dell’Anubias. Anche questi pesci, come tutti i miei ospiti, venivano nutriti con un pastone a base di vegetali: spinaci, zucchine, carote, piselli, pesci e molluschi vari a cui dopo la bollitura aggiungo il tuorlo di uova sode, paprica dolce e vitamine, la cui ricetta mi è stata suggerita da Dieter Nentwich, grossista di Monaco matto come un cavallo che oggi purtroppo non tratta più Ciclidi. Comunque nel giro di poco tempo i miei due C. caeruleus hanno cominciato a stare sempre più vicino ed il maschio ha scavato una buca in cui permetteva alla femmina di entrare. Dopo una ventina di giorni è avvenuta la prima deposizione, preceduta da corteggiamenti in cui il maschio aveva veramente fatto bella mostra di sé. La deposizione segue tutti i rituali classici degli haplochromini del Malawi con la femmina che si dispone a T nelle fasi di espulsione dello sperma e depone le uova rigirandosi immediatamente su se stessa per raccoglierle nella cavità orale ed avvicinarsi alla pinna anale del maschio per far sì che vengano fecondate. Subito dopo la deposizione la femmina si è appartata in mezzo alla sua pianta ed il maschio, forse stremato per la sua età per l’attività intensa, non l’ha più disturbata. Ho lasciato le uova in bocca alla femmina per 15 giorni e poi ho spostato le larve in un piccolo nido parto dove ho aspettato altri 5/6 giorni prima che il loro sacco vitellino fosse completamente riassorbito. Gli avannotti erano veramente tanti, circa 150, e sono cresciuti piuttosto lentamente, a differenza dei piccoli di altre specie del Malawi. Dopo poco tempo bisogna trasferirli in vasche di crescita dove vanno nutriti abbondantemente e nel giro di un mese circa è già evidente la caratteristica fascia diagonale scura. la coppia si è regolarmente riprodotta per altre tre volte con risultati analoghi al precedente fino a quando sono stato costretto a non far più sviluppare la prole perché avevo grossi problemi nell’allevare correttamente un numero così elevato di avannotti. L’epilogo è triste perché entrambi i riproduttori sono morti, anche se mi hanno lasciato molti piccoli in cui ripongo le speranze per il futuro.
Ritengo che il C. caeruleus non sia certamente un pesce da consigliare a colui che non ha molto tempo e spazio da dedicare all’allevamento di questo Ciclide, ma spero che molti di voi si faranno tentare.

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